La sicurezza dei dati aziendali non riguarda soltanto le intrusioni dall’esterno, per le quali molto spesso ci sono ottimi sistemi con prestazioni elevatissime, ma è soprattutto una questione legata alla loro affidabilità e persistenza all’interno dell’infrastruttura.
A volte si sente dire che basta copiarli e incollarli da un’altra parte, ma anche se questo è vero sotto certi aspetti, sicuramente non è la strada da perseguire.
Abbassare il grado di sicurezza di un asset aziendale come i dati con manovre approssimative e cassetti interi di chiavette da qualche giga è una strategia che in un qualsiasi momento può crollare e causare danni enormemente più gravi e onerosi rispetto alla spesa per un backup professionale con un software apposito.
La tendenza di ora è quella di avere un backup aziendale (la miglior soluzione per il backup aziendale) in Cloud e un piano per il Disaster Recovery a sua volta in Cloud, come alternativa affidabile all’infrastruttura on premise, con grossi vantaggi legati anche al fatto che la tecnologia si sta spostando tutta in questa direzione.
Conoscere le metriche per decidere sul backup aziendale
RPO e RTO sono al momento considerate dagli esperti le due metriche più importanti da valutare nel momento in cui si comincia a pianificare un’infrastruttura dati e la loro modellizzazione è project related, richiede una ottimizzazione puntuale e semplicemente non si può importarne una precostruita evitando di progettarla sulla singola esigenza aziendale.
Il parametro RTO
Tecnicamente questo parametro è una sigla che indica il Recovery Time Objective, che può andare da zero, ovverosia immediato, fino a tempi più lunghi come per esempio due o tre giorni interi. In pratica dice quanto una vostra interruzione di servizio vi costerà. Per RTO nullo serve un’infrastruttura con un grado di ridondanza altissimo, mentre se il parametro è alto, il nastro può essere ancora una soluzione praticabile.
Il parametro RPO
Il secondo parametro che viene preso in considerazione e quello che indica il grado di ammissibilità di una perdita di dati. In sostanza un’azienda può vivere in base alla salute dei suoi asset smaterializzati, ma esiste una percentuale tracciabile di quelli che si possono perdere senza subire danni.
È il classico caso in cui si fa un backup serale al quale segue una failure critica di sistema. Il danno potrebbe anche essere completamente trascurabile se per esempio durante la notte non ci sono state modifiche, mentre se il servizio è rimasto attivo, l’aggiornamento di tutto ciò che è avvenuto prima dell’ultimo backup è perduto.
Per uno studio di progettazione potrebbe essere un fastidio costoso per recuperare le macchine, mentre per un servizio che gestisce un e-commerce o transazioni, perdere anche soltanto pochi secondi di backup può significare un buco economico enorme.
Il tipo di ridondanza e di infrastruttura per la gestione del backup è quindi grossolanamente stabilito dai parametri RTO e RPO e maggiore è la loro prossimità a zero, più costosa sarà l’infrastruttura necessaria, perché le performance che vi occorrono sono più alte.
Soluzione Backup Aziendale in Cloud
La tendenza attuale è quella di scegliere backup aziendali gestiti in Cloud per tanti motivi e in particolare per l’ottimizzazione di costi-prestazioni. Di solito i servizi sono orientati al pay-as-you-go cioè si paga in base alla banda e allo spazio utilizzato.
Il Cloud non è necessariamente vincolato ad un’infrastruttura localizzata all’interno della vostra azienda, ma vi dà accesso sempre ai dati online.
Con uno storage in Cloud i responsabili IT I&O, cioè infrastruttura e operazioni, possono contare su operazioni di ripristino e backup economiche, sicure e senza necessità di immobilizzare risorse.
Ovviamente si tratta di un servizio tailor made, che va adattato alle singole esigenze aziendali. Ci sono anche tecniche di Clouding pubbliche e ibride, che possono risultare molto interessanti per certe tipologie di esigenza.
Come ci si orienta per il backup efficace
I parametri da seguire sono scalabilità e sicurezza oltre che è la disponibilità. Cloud pubblico e ibrido hanno ottime prestazioni, ma non sono sovrapponibili anche per quanto riguarda i costi.
Sicuramente la soluzione ibrida è quella che offre la scalabilità più elevata con una sezione dedicata allo storage privato con funzioni di cache per il traffico con la parte pubblica del Cloud e i dati attivi, fattore importante perché massimizza l’avaibility.
Il Cloud pubblico invece ha come punto di forza l’investimento limitato che richiede. Se si tratta quindi di strutturare un disaster recovery e un backup, l’utilizzo di un Cloud pubblico è consigliato, mentre se la necessità di accesso è costante e l’Impiego di dati attivi molto alto, occorre scegliere una soluzione ibrida con risorse di storage proprie.
Punti forti del backup in Cloud
Il backup in Cloud pubblico non richiede un cambio del parco macchine. Quindi fuori dalla lista di costi da sostenere scompaiono aggiornamenti tecnologici, costi di gestione, acquisto di hardware e spese per il personale.
Un altro punto importante sono gli SLA, Service Level Agreement, che determinano il grado di accessibilità per il dato, che in caso di backup fatto da un service provider possono fare la differenza.
Il grado di privacy dei dati archiviati è un altro elemento che non si può trascurare e bisogna capire se l’erogazione del servizio risponde ai livelli di sicurezza previsti dalle Policy Aziendali.
Concludendo
Sicuramente la soluzione backup aziendale in Cloud offre vantaggi considerevoli tra cui un grado superiore di protezione dai ramsonware e un abbattimento dei costi, anche con scalabilità delle dimensioni della struttura dati permettendo tutela, backup fuori sede e scalabilità senza bisogno di intervenire con l’acquisizione di hardware proprietario.