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Business Continuity e Disaster Recovery sono due soluzioni differenti, ma strettamente correlate tra loro, che permettono alle aziende e alle imprese di affrontare in modo solido e concreto problemi ai sistemi informatici. Si tratta di concetti simili che entrano però in gioco in momenti differenti o meglio di fronte a “disastri” di diverso tipo. Un business può impattare con problematiche molto diverse, non solo quello che può normalmente essere considerato un disastro come un allagamento, un errore umano, un attacco hacker ma anche quando ci sono problemi nei processi aziendali, tanto critici, da dover essere monitorati e protetti.

La Business Continuity è una strategia che viene attuata in senso ampio ed ha come scopo finale quello di far proseguire il business e ogni sua funzione in modo tempestivo, senza precludere alcun aspetto dell’organizzazione. Il Disaster Recovery invece è indirizzato alla salvaguardia di funzioni specifiche. Quando si verifica un problema, sia esso interno o esterno, si determina la necessità per quel business di continuare a lavorare. Le interruzioni dell’attività determinano non solo un impatto economico ma anche un punto sfavorevole per l’immagine. Quando si manifesta un problema al reparto IT (indipendentemente da quale sia la causa) bisogna risolverlo in tempi brevi e la Business Continuity identifica le procedure da seguire sia a livello strategico, sia tattico che operativo. In questo modo l’emergenza viene gestita e il disastro scampato. Tuttavia le aziende, piccole o grandi che siano, non hanno modo di garantire la continuità di fronte ad un problema e per salvaguardare il proprio business devono rivolgersi ad agenzie esterne, specializzate, che possano garantire tempi di inattività minimi e certi.

Analisi di una casistica pratica: separazione dei due soci

Poniamo una casistica molto frequente, quando due soci di una realtà aziendale, scelgono di dividersi. Questo non è un disastro paragonabile ad un blackout elettrico ma è molto complesso da gestire a livello pratico. I due interessati hanno scelto di rimanere nello stesso stabile, di attuare un nome aziendale simile. Il problema principale è che durante la fase di transizione, tutti i dipendenti si trovano a lavorare sullo stesso server. Cosa deve essere quindi fatto? In primo luogo bisogna fornire alla nuova società un server nuovo, al tempo stesso bisogna ripartire da zero con il sistema. L’intervento di ADPC ha scelto di non fornire un server muletto (quindi un sistema temporaneo su cui bisognava poi comunque intervenire nuovamente perdendo tempo prezioso per il cliente) ma di spegnere il server host (quindi tutto l’insieme dell’hosting dove viene ospitato il sistema in cui si trovano anche tutti i file necessari al lavoro) e le virtual machine, avviando le virtual machine (Software che mediante un processo apposito di virtualizzazione permettono di avere un ambiente identico a quello che si ottiene normalmente con una macchina fisica) salvate in un dispositivo BCDR (Business Continuity e Disaster Recovery). All’interno ci sono Domain Controller, File Server, Gestionale, Magazzino Automatizzato e Software per gli ordini (che collega il gestionale e gli ordini esterni avuti con gli agenti tramite tablet).

Qual è stato l’esito di questo intervento? Tutti hanno potuto continuare a lavorare grazie al dispositivo di BCDR, con le virtual machine ripartite da un backup e continuamente salvate ad intervalli regolari di 10minuti, all’interno del dispositivo stesso. La durata approssimativa è stata di due mesi, in questo tempo intanto è arrivato il nuovo server, si è migrato prima e riconfigurato poi tutto quanto presente sul vecchio e si è proceduto a formattare ed installare tutte le virtual machine presenti nel server host d’origine. Inoltre, grazie ad un lavoro sul dispositivo di BCDR è stato possibile proseguire con le immagini di backup e replicare tutti i processi in cloud.

L’azienda, nonostante ci fosse un enorme lavoro da fare, non ha rischiato di perdere dati o lavorazioni a seguito della separazione dei due soci. Non ha avuto alcun momento di fermo, quindi non c’è stato alcun punto morto. Per gli utenti non è cambiato nulla, per il personale nemmeno tutto ha funzionato regolarmente. Ognuno ha potuto continuare a fare affidamento su un sistema sicuro e performante, senza accorgersi di quello che avveniva all’interno del business. Oltre ad una ripercussione fondamentale sul business vero e proprio che non ha risentito in alcun modo della separazione dei due soci, questo ha permesso di mantenere intatta la credibilità dell’azienda e del suo operato.

 

Tollerabilità e tempistiche: rivolgersi ad uno specialista del settore

Ogni azienda ha un tempo che viene considerato “tollerabile” per il recupero dati e per il ripristino della modalità di lavoro effettiva. I parametri di RTO ed RPO sono fondamentali per valutare la qualità del business. Il Recovery Time Objective dice quanto tempo massimo può trascorrere dal blocco di un sistema al ripristino. Quando l’RTO è 0, come nel caso di cui sopra, vuol dire che c’è una corretta strategia di Business Continuity. Determinare l’RPO significa calcolare quanta parte dei dati contenuti all’interno di questi sistemi e applicazioni l’azienda possa permettersi di perdere.

In altre parole, se puoi permetterti di perdere due ore di dati di Exchange Server senza che questo comporti conseguenze pesanti sull’attività della tua azienda, allora il tuo RPO sarà di due ore.

Mentre l’RTO determina la velocità necessaria per il ripristino, l’RPO determina la frequenza con la quale dovresti effettuare i backup e quale tipologia di backup è necessaria.

L’RPO è importante per i backup dal momento che affronta la questione del quando e del quanto spesso occorre eseguirli. Un RPO pari a 0, come nel caso analizzato, dice chiaramente che non si è verificata alcuna perdita di dati.

Un business che riesce ad avere un RTO e un RPO il più vicino allo 0, viene considerato una realtà professionale e di alto livello. Per raggiungere questa sicurezza nel proprio lavoro è indispensabile affidarsi ad un team di specialisti che sanno intervenire anche nei casi più ostili e più complessi. Non è necessario dover chiedere aiuto quando si palesa un problema, ad esempio un errore di un dipendente, un allagamento o un blocco legale. Per dare seguito alla propria attività è indispensabile avere un piano di Business Continuity e Disaster Recovery adeguato per il comparto IT, in modo da intervenire per tempo qualora si palesi un problema.

Non esitare a contattarci per scoprire in che modo possiamo rendere sicuro il tuo business, portando i tuoi livelli di RTO e RPO a 0 e massimizzando la resa della tua immagine in termini di sicurezza.